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5 Maggio 2020

Cosa ci dice la firma? Ritratto parlante di Franca Valeri

Ho scelto una signora che tra poco diventerà centenaria. Innanzitutto vediamo che nome e cognome sono legati insieme, fanno un tutt’uno. Una stringa di lettere che se ne va diritta diritta verso destra, cioè verso il fare, il progetto, l’azione, in una parola verso il futuro.

Una precisazione: non sappiamo quando sia stata vergata, ma la signora va per i cento e di sicuro questa non è una firma giovanile. Ce lo dice l’andamento che presenta qualche lieve inceppamento, angoletti che sbucano dove non dovrebbero esserci (visto il filo scrittorio tutto legato insieme).

Fa pensare alla pianta di convolvolo, la firma di Franca Valeri: una pianta carina, che fa fiori a campanula, leggeri, foglie verde chiaro. Ma non lasciatevi ingannare dall’aspetto: il convolvolo è una pianta infestante. Non ce ne si libera facilmente! Strappato ricresce in fretta e invade nuovamente il giardino, arrampicandosi dappertutto, soffocando un po’ le altre piante meno invasive.

Ecco che dalla firma della Valeri si è già ricavato qualcosa che ci parla proprio di lei: una persona tenace che sotto una scorza affabile si presenta invece con tutta la sua forza e non cede, ha gusto per le cose fatte bene (sembra scritta su una riga stampata, va diritta allo scopo). Le lettere sono perpendicolari al foglio, a conferma che la signora Valeri non si ferma a puntualizzare o a cavillare. No, preferisce avere le idee chiare.

Una notazione: Valeri è cognome d’arte, quindi non c’è un autentico legame con il passato famigliare (pare l’abbia scelto su imitazione del cognome del poeta francese Paul Valery).

Quindi il legame tra nome e cognome, scritti come fosse tutt’uno potrebbe indicare che Franca si è fatta da sola, ha scelto autonomamente il proprio destino, la propria professione. E la sua biografia e autobiografia confermano: in famiglia, una famiglia “bene” milanese, non avevano appoggiato subito la sua vocazione, anche se la Franca pare facesse imitazioni fin da piccola, in casa e a scuola.

La scrittura piuttosto accartocciata (le lettere sono vergate con giri e rigiri senza staccare la penna dal foglio) ci dice di persona che ama chiacchierare, curiosa delle vite degli altri, amabile nei modi, anche se abbiamo già visto quanto la morbidezza sia più di facciata; Franca è una persona forte. Se l’è cavata da sola anche in tempi duri. Il padre era ebreo e insieme al fratello prima della guerra si era rifugiato in Svizzera, mentre Franca e la madre erano rimaste a Milano. Grazie ad un documento falso, sul quale non compariva il suo vero cognome ebraico aveva potuto rimanere nella sua città natale, malgrado le leggi razziali del ’38.

Il ritmo della scrittura ha una cadenza regolare, le iniziali, soprattutto la F di Franca non si danno importanza. È una lettera maiuscola ma secca, allungata sì, ma senza molti fronzoli, soltanto un fiocchetto sulla sinistra, per ammorbidire. La V del cognome si vede appena, mischiata alle altre lettere, non sembra neppure maiuscola.

Una freccia ben scoccata, malgrado le circonvoluzioni che compiono le lettere. Di nuovo il convolvolo che sotto l’apparenza morbida e cedevole è in realtà piuttosto granitico!

Un piccolo segnale: la “i” finale del cognome affonda verso il basso per risalire appena ed essere sovrastato dal puntino in forma di accento. Forse qualche cosa nella personalità e nel carattere di questa signorina Snob, che ha fatto del monologo una forma d’arte, resta nascosta. Del resto nessuno è mai un libro aperto.

Il segreto per arrivare in buona salute fino a cent’anni?

Forse Franca Valeri ce l’ha. Io credo che la sua scrittura sia fatta di un buon ritmo, cammina con passo veloce, ma senza fretta. Osserva gli altri ma sempre dal suo punto di vista. Li osserva e ne coglie particolarità e gesti con arguzia e amabilità. È curiosa degli altri ma sempre rimanendo al suo posto, con educazione, senza volgarità.

Ha una buona opinione di sé, salda, malgrado i casi della vita, una vita sicuramente piena di ostacoli che lei ha saputo affrontare e forse aggirare con arguzia e grazia, senza fasi travolgere.

Tutto questo lo vediamo da una semplice firma?

Sì, è così!

Patrizia Rizzi

Patrizia Rizzi

Grafologa, Responsabile Gruppo Ricerca

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