LA RICERCA AGI LOMBARDIA SULLO STAMPATELLO OGGI

La ricerca è iniziata nel 2010.

L’analisi grafologica dei campioni ha richiesto e richiede molto lavoro da parte dei ricercatori, un piccolo gruppo di audaci professionisti che fa capo ad AGI Lombardia e che settimanalmente si trova per condurre lo studio delle grafie. Un gruppo che con ostinazione e rigore si impegna nel comprendere i cambiamenti avvenuti nel mondo della scrittura manuale in un’epoca digitale che sta fagocitando i nostri stili grafici.

Abbiamo creato un foglio di catalogazione di segni/sindromi/osservazioni sinottiche dei tre campioni e delle firme di ciascun scrivente basato sul metodo morettiano, ma con comparazioni/integrazioni dal metodo francese, marchesaniano di derivazione morettiana e altri. Sono inoltre state aggiunte considerazioni NUOVE, scaturite dall’osservazione e dallo studio delle grafie e dei loro stili.

Abbiamo così creato un protocollo di raccolta campioni inserito nel database (che il collega Francesco Scarongella ha ideato allo scopo) con la scansione in alta definizione delle grafie.

Ciascun segno rilevato viene correlato ai campioni contenenti la valutazione in decimi. Sono messe a disposizione dei grafologi scritture “vive”, attuali, non più solo scritture da manuale, difficilmente rapportabili alla manoscrittura dell’epoca digitale nella quale siamo immersi.

Lo stampatello è grafologabile!

La scrittura come la parola è un’entità viva, che scorre e si modifica nel tempo. Inutile tessere tout court le lodi del corsivo se il corsivo non è più quello di una volta!

Cerchiamo di capire che cosa ne resta di quel tanto compianto corsivo negli attuali modelli e stili personali che si avverano negli scriventi che vivono qui e adesso.

Nella storia della scrittura e nel mondo della scrittura (tanto manuale quanto a stampa) stili e modelli sono infiniti e infinita è la capacità umana di adattarvisi o di apportare modifiche creative, fantasiose, ergonomiche, legate ad un sentire comune, a fattori culturali in perenne mutamento ma al tempo stesso “eterni”, all’unicità di ciascun scrivente. Inoltre oggi l’abitudine — dilagante e che ci riguarda tutti — a digitare su tastiere e schermi influenza la percezione e l’approccio mentale al gesto grafico.

Si rileva uno scambio continuo tra font disponibili a computer e stili individuali di scrittura: fin dove è la realtà della scrittura manuale a influenzare la creazione dei font e fin dove è vero il contrario? È cioè vero che la presenza/disponibilità di vari stili tra cui scegliere influenza e arricchisce gli stili della scrittura manuale?

Questo argomento meriterebbe una ricerca a sé.

Lo stampatello nella scrittura manuale di oggi non è uno stile totalmente autonomo dal corsivo. In effetti si rileva una mistura di stili che uniscono insieme il modello corsivo, quello definito Script (o maiuscolo minuscolo) e lo Stampatello propriamente detto (o Maiuscolo).

Il corsivo attuale esiste e sebbene mutato per molti aspetti — in primis: la fluidtà è quasi scomparsa, le lettere sono maggiormente staccate fra loro o al massimo giustapposte (collegate cioè visivamente ma tracciate separatamente) — è spurio e contiene elementi provenienti da altre contaminazioni e altri modelli scrittorii non definibili tout court come “corsivo”.

Lo STAMPATELLO dovrebbe avere gramma separati e lineari, tutti della stessa altezza.

Le grafie analizzate invece fanno rilevare una forte presenza di gramma collegati tra loro. Spesso tali collegamenti sono altamente personalizzati. I gramma possono venir collegati perlopiù dall’alto o dal basso, ma capita anche che tali collegamenti si verifichino nel corpo centrale delle lettere. Si nota anche la presenza di collegamenti a spirale (segno Dinamica).

Dare il corretto significato a tali collegamenti e spiegarne le ragioni è uno dei compiti che ci prefiggiamo.

La maggior destrezza che spesso si rileva nel campione a stampatello (parliamo del campione indicato come B2) dello stesso scrivente fa propendere per la presenza di indici di morbidezza del tratto, fattore in contrasto con il/i modello/i originale/i di partenza (lo STAMPATELLO sembrerebbe discendere delle iscrizioni a lettere capitali, dai titoli dei manoscritti e degli incunaboli, da targhe e/o manifesti di vario genere dove è richiesto che le lettere siano evidenziabili e leggibili da distanze superiori a quelle della lettura individuale e in spazi collettivi, dal mondo del fumetto, dall’arte delle avanguardie storiche come dalla Pop Art, dalla tecnica pubblicitaria e dalle arti grafiche in generale).

La presenza di queste caratteristiche di fluidità, scorrevolezza, collegamenti letterali toglie l’aspetto di rigidità/impersonalità, che parrebbe tipico dello STAMPATELLO quanto dello Script, in favore di una agilità (malgrado gli stacchi e la presenza di Staccata in grado medio o sopramedia) che non vi sarebbe insita.

Si ribadisce: malgrado il segno Staccata sia di solito maggiormente presente o tutt’al più percentuamente uguale al segno Attaccata, l’impressione generale che se ne coglie è quella di maggior collegamento, insieme ad una sottolineatura dell’andamento verso destra dello scritto. Allo stesso modo nello Script, sebbene si mantenga in prevalenza il segno Staccata, si constata una miglior scioltezza del gesto rispetto al modello grafico di riferimento, attraverso nuovi modi di collegamento.

A volte nelle scritture odierne (specie quando vergate in corsivo e a volte anche quelle a Stampatello o Script) si riscontra una sorta di cura, che però non è ben definibile; è poco armonica e nasce soprattutto dal notevole controllo del gesto a scapito della naturalezza. Il ritmo del “battere e levare”, come avviene nella musica, è stato arricchito: la pressione non è più solo dall’alto al basso; la leggerezza non è solo quella del salire, ma implica altri movimenti e altre forme che creano le lettere, altre direzioni, altri pesi e misure.

La firma meriterebbe una trattazione a sé, tanto è importante nella definizione di Chi siamo? Dove andiamo? Che cosa fa di noi stessi Noi Stessi? Quanto si discosta lo stile della nostra firma dal nostro modo abituale di scrivere? Dal nostro STAMPATELLO?
Chi siamo nella firma? Chi vorremmo essere? Che cosa mostriamo di Noi stessi? Che cosa ne trapela?

Si sta lavorando su nuovi metodi di decodifica del fenomeno della firma, molto attuale in tempi di firma digitale e grafometria.

Il lavoro, quindi, deve continuare!

Il gruppo di ricerca

Patrizia Rizzi (Responsabile)

Mariarita Bartalucci

Lucia Benedos

Anna Crosti

Nicoletta Dalumi

Margherita Daverio

Lucilla Maffei

Antonio Perolfi

Emilia Salvarezza

Francesco Scarongella

Alessandra Trapattoni

Fabrizia Triaca Fabrizi

INFORMATIVA

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati trattano dati personali (es. dati di navigazione o indirizzi IP) e fanno uso di cookie o altri identificatori necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy.
Dichiari di accettare l’utilizzo di cookie o altri identificatori chiudendo o nascondendo questa informativa.