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26 Luglio 2020

Cosa ci dice la firma? Ritratto parlante di Daniel Pennac

Daniel Pennac dalla firma

Occasionalmente ho raccolto qualche autografo di personaggi noti a me cari. Uno di questi è lo scrittore francese (di origini còrse, nato a Casablanca nel 1944) Daniel Pennac — pseudonimo di Daniel Pennacchioni*.

Pennacchioni mi è sempre piaciuto sia per il tipo di humor di cui sono intessuti i suoi romanzi, sia per il fatto di non aver mai nascosto i suoi insuccessi scolastici, soprattutto durante i primi anni.

In visita alla Fiera del Libro di Torino, nel settembre del 1997, per puro caso mi ero imbattuta in Pennac che incontrava i suoi lettori. Ho colto l’occasione per avere il suo autografo.

La dedica che mi ha fatto, sul mio quadernetto di appunti di piccole dimensioni, è molto semplice: anch’essa di piccole dimensioni, è corredata di un disegnetto, un omino, uno di quelli che a volte compaiono anche nei suoi libri. Un minuscolo schizzo fatto di pochi tratti, che però descrive molto bene un ometto che salta sul foglio, sotto al mio nome, Patrizia (scritto in stampatello maiuscolo), come a sostenerlo o a fargli festa: sono io, qui, la protagonista, mentre lo scrittore, in corpo 9, mette il suo pseudonimo sotto alla scritta col mio nome.

Il nome, Patrizia, sebbene scritto in lettere capitali ha i puntini sulle i: un dettaglio che fa pensare all’espressione “mettere i puntini sulle i” quando ci si riferisce a qualcuno molto puntiglioso e preciso.

Andava male a scuola, probabilmente per timidezza e per qualche caso personale che lo aveva reso “piccolo” di fronte al sapere, alla scuola, al mondo degli adulti. Pare anche fosse stato dichiarato affetto da dislessia.

Nome e cognome in realtà sono una crasi: D e P sono fatte da un unico gesto collegato, poco marcato, di calibro allungato ma di modeste dimensioni ed estensione, dove la P svetta all’interno della parola completa.

Questa sigla che congloba le due lettere capitali è seguita da sparute lettere minuscole, staccate le une dalle altre, angolosette e ascendenti, ma lievemente spadiformi (cioè si rimpiccioliscono uniformemente andando verso destra). Per giunta, la “c” finale di Pennac è rimasta nella penna.

Quindi il cognome anziché Pennac diviene “penna”: che dire? Più chiaro di così!

Daniel si identifica con il suo strumento — la penna — che magari ormai è stata sostituita dalla tastiera.

 

* Una curiosità: pare che avesse scelto di pubblicare sotto pseudonimo il suo primo libro, un pamphlet contro l’esercito e la vita militare (1973), per non nuocere alla carriera del padre, militare di professione.

Patrizia Rizzi

Patrizia Rizzi

Grafologa e Responsabile Gruppo Ricerca di AGI Lombardia

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